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Di Max Del Papa, Il Giornale D’Italia
Ma che cos’è questo garantismo di cui ci si riempie la bocca? A noi ricorda sempre più un patto scellerato per coprirsi vicendevolmente. Personaggi più improbabili che impresentabili vengono fatti deputati, ministri, chissà dietro quali ricatti, non li contano i rinvii a giudizio ma, siccome la magistratura è a sua volta faziosa, scatta il garantismo peloso dei tre gradi di giudizio. Tangentopoli con le sue magagne ha scatenato il cortocircuito per cui nessun innocente tutti innocenti finendo per diventare il grande alibi per i grandi ladri: dimettersi mai fino a sentenza definitiva e neanche più quella, sono una vittima, sono indispensabile, sono il potere innocente e debbo difendermi dai poteri corrosi. Si ascoltano cose turche: in piena diretta televisiva politici di opposta fazione si richiamano all’ordine mafioso, dicono cose folli: “Noi non abbiamo attaccato i vostri implicati e voi adesso lo fate coi nostri? Ma non eravamo d’accordo?”. Subito dopo passano a rinfacciarsi i pregiudicati inamovibili in una conta del malaffare che ha dell’allucinante.
Se questo è garantismo, meglio farne a meno! Per quello che ricordiamo dei nostri studi, il garantismo consiste nella tutela dell’individuo dall’abuso del potere, una tutela democratica e civile, ma qui sembra francamente l’opposto, tutela del potere contro i cittadini, difesa mafiosa dell’impunità di gregge. Anche la commissione Covid dove regna la onorevole organizzatrice Ronzulli ricorda sempre più questo curioso garantismo e il presidente formale, Lisei, meloniano, ha dovuto prenderne atto perché la sinistra del totalitarismo sanitario, avendo mille code di paglia, non vuole fare chiarezza sulla repressione ma far fuori lui.
Garantismo come pretesa di immunità ovvero di disonestà: non sta scritto da nessuna parte che uno seppellito di processi debba per forza continuare a esercitare il potere, buona regola sarebbe almeno un passo indietro, come succede in tutti i Paesi del mondo tranne qualche regime tribale africano o le dittature conclamate; in Italia, chissà perché, pare che se uno si dimette per presunte plurime truffe o rapine debba cascare il governo, il Paese, il mondo e lo dicono anche con la dovuta spocchia, posti come il Giappone? Macché, dei fissati, degli esaltati, vuoi mettere l’Italia culla del diritto? Culla ma anche tomba. In compenso, questo garantismo dadaista spedisce alle istituzioni europee personaggi pluripregiudicati e addirittura sotto processo per tentato omicidio: questo sarebbe tutelare la comunità democratica?
L’altra faccia del garantismo losco è la richiesta automatica degli avvocati di perizia psichiatrica per ogni cliente mostro sul presupposto dell’orrore che la società si rifiuta di accettare. “Se ha fatto quello che ha fatto deve essere pazzo”. Ma la pazzia è altra cosa da uno che esce nottetempo con tre o quattro coltelli addosso e trucida la prima che incontra per il puro gusto di farlo, perché pretende di fare il rapper sanremese, e poi fugge, mente, confonde, arriva a ridipingere la bicicletta. A questa stregua, siamo tutti folli e tutti ingiudicabili. Ma il tribunale ha ammesso la perizia per il bravo Moussa che ha trucidato la povera barista Sharon divertendosi molto, come poi ha ammesso. Ancora una rimozione forzata di coscienza: ripugna alla politica irresponsabile la consapevolezza di avere riempito l’Europa di tagliagole e primitivi e le ripugna non per rimorso ma nel timore di venire ricondotti alle loro colpe, insomma di giocarsi la rielezione. Ci si mette anche la Chiesa che organizza la tratta dei criminali d’accordo con scafisti e ong e mantiene i peggiori figuri. Il Nigeria che a Rovereto aveva massacrato in un parco la sventurata sessantenne Iris Setti aveva suscitato una sorta di sensuale ammirazione nella procuratrice competente: “Quello lì è fisicamente spettacolare, doveva fare la boxe o le olimpiadi”. E non risulta che la toga abbia passato dei guai, il garantismo di casta è subito scattato.
Chi dopo sentenza inappellabile o patteggiando finisce ai lavori sociali non si vergogna anzi ne cava dei libri, dei filmati auto-agiografici, da martire di Belfiore, da potente che si degna di dedicarsi per qualche ora ai miserabili. Poi torna “con più fame che pria” e, di norma, lo eleggono e se non lo eleggono continua a tirare le fila nell’ombra. Gente a parola timorata di Dio che dopo aver scontato otto o dieci anni per corruzione evidente e invereconda gira a testa alta e dà lezioni di morale. La “culla del diritto” ha inventato l’anti-diritto, la legge rovesciata e demoniaca del “Nessuno tocchi Caino” da cui Emma Bonino, abortrice in missione permanente, ha tratto una lobby di potere in cui ha infilato stragisti rossi e neri. E Bergoglio, papa di questi tempi pandemoniaci va a trovarla definendola “sorella”. Nessuno tocchi Caino vuol dire l’impunità di sistema, vuol dire che Abele dopo ammazzato deve anche essere umiliato, disprezzato, vuol dire il diritto falso confessionale, profondamente ingiusto pure se viene dai racconti evangelici, sul quale nessuna società in nessun tempo può reggersi. Poi, per puro gesto sovversivista, ci sono i provocatori innocui come Cruciani che “godono come ricci” alla vista dei clandestini in catene spediti su un aereo, a dire di un garantismo schizoide e profondamente bugiardo in tutte le direzioni. L’ultima versione del garantismo indecente all’italiana è il familismo amorale, le cosiddette mamme coraggio che dicono: è mio figlio, lasciatelo stare. E il figliol prodigo ha appena trucidato una coetanea o travolto una utilitaria ammazzando una madre e un bimbo di tre anni o scaraventato giù da un burrone bestiole inermi, che li guardavano terrorizzati. Di norma per questi non scatta la perizia psichiatrica ma il diritto mammifero, e giudica il tribunale dei social. A senso unico, assoluzione e pronti per nuovi massacri. Curiosa società garantista all’italiana alla quale fanno ribrezzo le manette di un potente ma non di un nessuno, che teorizza la legge uguale per tutti ma più sei ricco e potente e meno deve essere uguale.
Di Max Del Papa, Il Giornale D’Italia
26.02.2025
Max Del Papa. Giornalista dal 1992, si divide tra le Marche e Milano. Ultimi libri: “Vale Tutto” e “Eurostyle” (2023, autoprodotti) sullo Stato autoritario e l’Unione Europea più strega che matrigna.
Fonte: https://www.ilgiornaleditalia.it/news/home/685779/il-garantismo-a-senso-unico-per-censo-per-potere-puzza-molto-di-impunita-da-regime-o-di-logica-mafiosa-che-e-lo-stesso.html